LETTERA ALLA ANORESSIA

La Lettera alla anoressia è stata scritta da una ragazza di 18 anni e viene pubblicata con il suo permesso. Al di là del forte impatto emotivo, contiene alcuni importanti spunti di riflessione sia per chi, affetto da un disturbo del comportamento alimentare, la legge, sia per il terapeuta.

In primo luogo viene esaltato il ruolo centrale per la cura della verità: verità su se stessi, verità sulla propria salute. Accettare la verità su di sé richiede un lavoro personale e clinico di acquisizione di consapevolezza sia cognitiva, sia emotiva, del disturbo alimentare, delle sue conseguenze, delle cause che lo scatenano, lo sostengono, lo nutrono; delle risorse personali grazie alle quali è possibile distanziarlo, riconoscerlo come un potente elemento di dissociazione, di disarmonia della propria personalità.

Allontanare da sé il disturbo, rinunciarvi definitivamente, presuppone un fondamentale lavoro personale riguardo alle motivazioni, perché il disturbo c’è in quanto “serve”, svolge una funzione di controllo sulla disforia sempre in agguato: rinunciare a una dipendenza richiede coraggio, determinazione, tenacia, motivazione “superiore”. Esige un percorso di maturazione umana e spirituale, senza il quale la ricaduta è la regola.

Il percorso è teso al conseguimento della libertà dai condizionamenti e dalle ossessioni, non solo relative al disturbo alimentare.

La terza parola-chiave della lettera è bellezza: bellezza intesa come armonia interiore e non come segno fatuo di una forma corporea immaginata e non vista com’è realmente.

L’insistenza sul momento della sua decisione di abbandonare il disturbo evidenzia come nella vita di ognuno si manifesta il momento opportuno per il cambiamento, il kairòs – quarta parola-chiave.

Il bisogno di condividere con il terapeuta la lettera, e poi di renderla pubblica, evidenzia la coerenza della decisione personale con la realtà che caratterizza la natura umana: siamo relazione, per salvarci abbiamo bisogno dell’altro che ci aiuta a uscire da un soggettivismo malato e ci garantisce la correttezza e la bellezza delle nostre scelte; l’altro che non ci abbandona e ci sostiene quando le durezze della vita tendono a riattivare circuiti sinaptici patologici e i comportamenti autolesivi che ci allontanano dalla vera bellezza.

 

Così parla la protagonista, cui siamo grati per il dono che ci offre:

 

Cara anoressia,

spero che questa sarà l’ultima volta che penso a te.

Voglio dirti addio, per la prima volta e per sempre.

Mi stai disintegrando, annientando, annullando, non solo dal punto di vista fisico ma anche morale, sentimentale e razionale.

Addio mie vecchie paure, addio calcolo delle calorie, addio angoscia.

Io voglio rinascere, voglio lasciarti andare via da me – questa volta senza fermarti, senza tirarmi indietro, senza riabbracciarti, e soprattutto senza riporre le forze in te.

Ho constatato che io non sono più me stessa, io sono te e me insieme, io sono te e me legate dalla paura. Tu mi provochi paura, tu mi fai vivere la vita nell’ombra.

Luce, coraggio, verità…. da quanto non riesco a vederli per causa tua?

Questa sera ho deciso di ricordare a me stessa tutto il male che mi hai procurato, tutte le volte che mi hai fatto sentire inadeguata. Questa sera ho deciso di non volerti più vedere, questa sera ho deciso di voler essere la protagonista della mia vita.

Basta essere considerata magra, per non dire malata: io voglio essere considerata donna.

Voglio essere guardata, amata, desiderata, e voglio imparare a guardare, amare, desiderare.

Basta aver paura dell’olio, della pasta, del pane. Basta condizionamenti emotivi, frustrazioni, tensioni. Voglio che i pensieri siano liberi, sciolti, slegati da te.

“Sappi che sei un dio!”  Tu, uomo, sei in grado di orientare la tua anima, tu uomo regoli i tuoi movimenti: non sei allora in grado di smettere di temere l’olio, la pasta, il pane?

Ascolta i tuoi desideri, ascolta le tue necessità e impara a esaudirli!

Io sono premurosa nei confronti altrui, e nei miei? Impara ad amarti come solo tu sai fare!

Il motivo, la ragione profonda per cui ti dico addio è la mia virtù. Non credevo di riuscire a scriverti così tanto, non credevo che la nostra convivenza durata quasi due anni mi avrebbe portato a questo. Povera ingenua, sottovalutavo la tua forza, credevo di poter smettere quando volevo, credevo di essere libera! La libertà crescerà in me, spero, tanto quanto questa mia scelta sarà decisiva e definitiva. Una volta ottenuta la libertà, non avrò mai bisogno di dirle addio, non le scriverò mai una lettera, non ci sarà bisogno di parole perché in qualsiasi scelta io seguirò il suo consiglio. Cara anoressia, sciogli le catene con cui sei ancorata alla mia anima e vola via!

Addio per sempre, la non più tua *.

Un Commento fino ad ora.

  1. Paola rosa Tenca scrive:

    Sei stata molto coraggiosa
    Lasciare un sintomo
    Che è stato comunque una parte deve essere stato uno strappo

    Non deve essere stato per nulla facile

    Spero che tu possa essere di aiuto
    Con la tua esperienza ad altre persone chiamate a fare il tuo stesso salto
    Grazie

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