IL TEMPO, L’AMORE

SSOCIAZIONE EUMENIDI

Verdeto, 14 settembre 2019

untitled 2

IL TEMPO, L’AMORE

La figura della clessidra possiede una relazione molto stretta con la simbologia del tempo. Osservandola in funzione, noi vediamo la sabbia in movimento nella porzione del collo – il presente, e soprattutto la sabbia che è passata e si è accumulata nella porzione inferiore – il passato. Solo questa porzione ha la stabilità di ciò che fu e ora persiste indefinitamente, mentre noi evolviamo continuamente: noi siamo divenire e creatività.

Il segreto della creatività è lo spostare il nulla del futuro dentro l’essere del passato. Il presente, che è vita, è la linea di demarcazione tra l’irrealtà del futuro e l’eterna realtà del passato.  La vita coesiste con la realtà, e la realtà è dialogica, in quanto ci pone delle domande alle quali dobbiamo rispondere sino al termine della vita. A ben riflettere, attraverso la relazione dialogica di domande e risposte noi rispondiamo della nostra vita: rispondere, respondere in latino, è la radice della parola responsabilità. Siamo responsabili degli istanti – quei granelli di sabbia – e delle azioni di cui è composta la nostra vita.

Nulla va perso, tutto si sedimenta. E’ talmente grande, questa cosa, che istintivamente ne respingiamo il pensiero. Eppure ogni fatto, ogni azione, è per sempre. Qualcuno, dotato di uno spirito acuto, ha compreso questa verità e ha coniato l’espressione Age quod agis, che tradotto sta per “Fai (bene) ciò che stai facendo. Tutti intuiamo che la nostra realtà interiore non è, come sembra a uno sguardo distratto, banale, noiosamente ripetitiva, ma miracolosa, creativa, talora straordinaria. Allora ogni istante è importante, ogni esistenza è importante, ogni sentimento vero, ogni sofferenza, ogni storia è importante. Importante e irreversibile: lo è la “grande” Storia, quella scritta nei documenti, ma anche la storia personale (*). Questo noi lo capiamo sotto il profilo cognitivo, ma ci appare assolutamente evidente emotivamente quando sono in gioco i sentimenti: una adolescente che s’innamora inizia una “storia nuova” con un coetaneo.

Se la realtà, la storia è irreversibile, è per sempre, anche se talora si risolve in uno spreco di impegno affettivo. “Quando si è giovani (dice il poeta Mario Luzi ne: Il fiume) / uno per avventatezza o incuria / segna senza badarvi il suo destino, / molti anni o pochi giorni / di vita irredimibile pagata tutta.”

Il senso della storia personale non è dato dal successo o dall’insuccesso, dalla straordinarietà delle esperienze o dalla caduta nella ripetitività noiosa della quotidianità: altro è il criterio di giudizio, indubbiamente non facile da identificare preventivamente mentre si vive la propria storia, e ugualmente non facile da identificare quando ci si ferma, metaforicamente, e si guarda indietro, al corso della vita. Luzi ci offre la sua esperienza nella poesia “La notte viene col canto”, della quale cito due strofe; rivolgendosi alla sua compagna dice:

Cara, come ho potuto non intendere?

La vita era sospesa

tutta come questa veglia.

C’è da piangere a pensare

come ho sciupato questa lunga attesa

con tante parole inadeguate,

con tanti atti inconsulti, irreparabili,

e ora ferito dico non importa

purché il supplizio abbia fine.

(La fine è la morte. Ma la coscienza, la voce oggettivante della sua persona gli risponde:)

“La salvezza sperata così non si conviene

né a te, né ad altri come te. La pace,

se verrà, ti verrà per altre vie

più lucide di questa, più sofferte;

quando soffrire non ti parrà vano

ché anche la pena esiste e deve vivere

e trasformarsi in bene tuo ed altrui.

La fede è in te, la fede è una persona”.

Le parole del poeta c’invitano ad accettare e a valorizzare la sofferenza che sotto le sue forme fisica, psicologica e spirituale ci colpisce, a cercarne e trovarne un senso. Senza la verità, senza cioè il riconoscere la nostra sofferenza, la tipologia della sofferenza, le cause vicine e lontane della sofferenza, non è possibile trovare il senso esistenziale né riacquistare la salute (**); senza verità, senza sincerità con se stessi non si può trasformare la pena in un bene per sé e per gli altri. Qual è il “fuoco” che opera questa trasformazione?

Tutti, prima o poi, lo comprendiamo dalle esperienze della nostra vita: voi, giovani e adulti, lo avete identificato e testimoniato nell’incontro di giugno qui a Verdeto, e lo trovate sintetizzato qui sotto.

La parola poetica di Luzi (da: “Aprile -amore”) lo chiama amore:

L’amore aiuta a vivere, a durare,

l’amore annulla e dà principio. E quando

chi soffre o langue spera, se anche spera,

che un soccorso s’annunci di lontano,

è in lui, un soffio basta a suscitarlo.

Questo ho imparato e dimenticato mille volte,

ora da te mi torna fatto chiaro,

ora prende vivezza e verità.

L’amore è per sua natura un sentimento complesso (Luzi, da:  “Lungo il fiume”):

Amore difficile a portare,

difficile a ricevere. Se osa

si turba, sente il freddo della serpe

ma se non osa volge inappagato,

preme d’età in età, di vita in vita.

Il fiume corre, snoda le sue rapide,

la famiglia raccolta per la cena

brucia l’attesa, si divide il cibo.

Tuona, a tratti pioviggina. Cresce erba.

Torquato Tasso ci ricorda che “Perduto è tutto il tempo / che in amar non si spende”, e che l’amore, in tutte le sue forme, porta con sé sofferenza. Ne troviamo eco nelle tragedie quotidiane che la cronaca ci riporta e nelle  storie personali di cui veniamo a conoscenza: esse possono indurci a disperare di poter coniugare amore e felicità, amore e gioia esistenziale, amore e pace.

Più che lasciarci turbare da emozioni e suggestioni negative, dovremmo concentraci sulla bellezza del sentimento, sul dovere che abbiamo di vivere, e vivere bene, con coraggio e soprattutto con amore, il tempo che ci è dato, un tempo che dev’essere “tempo opportuno”, il  kairòs dei Greci, il tempo di grazia di S.Paolo.

E’ il tempo opportuno per creare relazioni profonde, significative, con altre persone: la vera ricchezza della vita, ciò che resta per sempre. Una ricchezza che va conquistata attraverso un lavoro personale che prevede disciplina interiore e auto-educazione dei sentimenti, a partire dalla educazione della sensibilità che è compito dei genitori. Questo argomento l’abbiamo già trattato, e abbiamo identificato il ruolo che vi svolgono la bellezza e l’educazione estetica, non per un facile quietismo, ma per lo sviluppo armonico della personalità e delle sue funzioni di sentire, pensare e volere. Come dice Viktor Frankl (psichiatra viennese, fondatore della Logoterapia), il nostro compito è trovare un solido equilibrio fra le possibilità creative e quelle esperienziali di realizzazione del significato della vita.Uno degli scopi della nostra Associazione, sicuramente uno degli scopi principali, è di sostenerci vicendevolmente in questa affascinante ricerca, di fornire stimoli, di rappresentare esempi viventi di persone che lottano con consapevolezza d’intenti e creatività per uscire da questa epoca definita giustamente di “passioni tristi”. A partire dalla sofferenza, fisica, psicologica, spirituale, che ci vorrebbe piegati e chiusi nei confini ristretti del nostro Io, noi vogliamo aprirci alle possibilità della vita e ai bisogni degli uomini che condividono questo nostro tempo. Qui c’entra l’amore.

A testimoniare che queste parole non sono auspici retorici vi sono le risposte che avete fornito sull’argomento cruciale dell’Amore del 22 giugno, delle quali fornisco una sintesi.

Prima domandaA partire dalla mia vita, definisco così l’AMORE

A) Giovani:

L’amore viene definito come una FORZA, un sentimento (ma non un’emozione) che si trova nell’interiorità e viene nutrito in famiglia; opera una duplice spinta, in senso personale  ad accettare se stessi, a riempire il vuoto e a ricercare il BENE nonostante grandi difficoltà, mentre in senso esterno spinge a volere il bene per gli altri, non necessariamente famigliari e amici.    L’amore è connesso con la RELAZIONE e implica libertà, verità, desiderio, cura dell’altro. Fa male se incompleto o disatteso.

B) Adulti:

Gli adulti descrivono l’amore come ‘senso’ e ‘scopo’ della vita, forza e motore propulsivo dell’ esistenza medesima.  Lo definiscono un ‘dono prezioso’ che travalica la dimensione soggettiva e gli interessi personali per connettere l’ interiorità altrui, ricercando in primis il bene della persona a cui l’amore è rivolto (quando è ‘ricevuto’, quindi, sostiene l’ Io; quando ‘dato’, impregna di senso la vita). In questa accezione, l’Amore rappresenta il ‘lievito’ che consente di costruire e mantenere relazione profonde e significative.

Seconda domanda: A partire dalla mia vita, l’AMORE possiede questa FORZA

A) Giovani:

L’amore è una forza che genera altro amore, dona consapevolezza e la capacità di affrontare paure e difficoltà inimmaginabili; è l’unica forza in grado di farci cambiare, di farci accettare le nostre debolezze e fragilità, di affrontare ostacoli e di non farci sentire soli. E’ una forza che può essere bloccata da relazioni sbagliate.

B) Adulti:

L’ amore è la ‘forza motrice’ della vita, la più intensa e dirompente dell’universo; come tale, riesce ad essere il fondamentale agente motivante per realizzare uno scopo ed aprirsi ad un cambiamento senza mai arrendersi e travalicando ogni possibile ostacolo. Esso ha la capacità di sostenere nelle difficoltà quotidiane, donando energia, positività, creatività, gioia;  permette di sopportare i conflitti; consente la fiducia di aprire il cuore per offrirsi agli altri e per affrontare serenamente anche il termine dell’ esistenza terrena.

Terza domanda: Nella mia vita trovo l’AMORE qui

A)Giovani:

Trovo l’amore in mia madre (2), nella famiglia (2), nelle amicizie sane (3), nelle persone che fanno sacrifici (2), in me stessa (1), nel Signore (1).

B) Adulti:

L’Amore viene percepito in se medesimi, nei propri familiari (genitori, figli, marito / moglie, fratelli / sorelle), nelle persone amiche, in Dio, nel creato (che riverbera dell’ Amore di Dio), nelle ferite e fragilità della vita, nelle passioni (lettura, danza, arte).

Quarta domandaVorrei trovare l’AMORE qui

A) Giovani:

Vorrei riuscire a trovare l’amore in me stessa (3), in un matrimonio o nella coppia (2), negli incontri con gli altri  vincendo la paura (3), nelle amicizie (1), nella famiglia/madre (2).

B) Adulti:

Il desiderio è di trovare Amorein certi familiari offuscati dall’odio, attraverso il superamento del risentimento reciproco; in ogni creatura umana, sconfiggendo il timore di non essere accettati per ciò che si è realmente; in chi non conosce amore; in una relazione affettiva uomo /donna;in famiglia;nelle amicizie;in una realtà comunitaria.

——————————————

NOTE

(*) Un bell’esempio di storie personali intrecciate con la Storia si trova nel romanzo Resto qui, di Marco Balzano, Einaudi editore, 2018

(**) La nostra Associazione trae il nome dalla tragedia di Eschilo “Eumenidi” che si può sintetizzare nel concetto di pazei mazos, la conoscenza attraverso la sofferenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *